La sublime ed infernale vita delle Rock Star

La musica svolge un ruolo fondamentale nella nostra vita, tutto il mondo che ci circonda è regolato da essa, ed è solo lei la padrona gentile che ci può innalzare al sublime.

 

 

Il sesso è musica come l’amore e la vita stessa tramite i suoi bioritmi scandisce indelebilmente e in maniera cadenzata la nostra esistenza. Molti sono i gruppi che hanno tentato di giungere alla sublime estasi mediante la composizione musicale: i virtuosismi, le mode e le tendenze sono solo alcune facce di essa. I Beatles per primi in una silente Liverpool degli anni cinquanta hanno dato vita al primo “orgasmo musicale” fondendo alle atmosfere del Rock & Roll componenti di matrice Soul e Rithm & Blues, che diede vita al Beat. Gli “avversari” per antonomasia dei quattro baronetti furono i Rolling Stones che giocarono meno sul Rock & Roll e molto di più su strutture partorite dal Blues di Maddy Waters, Roberth Johnson e Sonny Boy Williamson. I Beatles all’inizio vennero letti come i “ragazzi della porta a canto”, così puliti e gentili all’apparenza, mentre gli Stones divennero i demoni lussuriosi della rabbia giovanile inespressa e tenuta a lungo sedata.

 

 

I gruppi che raccolsero questa eredità o vocazione distruttiva furono gli Who, quattro giovani rampanti e graffianti della Londra Mode. Chitarre brutalmente distrutte e bandiere Britanniche divennero il marchio degli Who, fattore che genererà la protesta Punk che diede uno scossone importante alla gente nel 1976.

 

 

 

Ritornando ai Beatles, essi furono i primi a superare le barriere dell’umana percezione penetrando nel campo minato della musica lisergica-psichedelica, come dei “mutanti-astronauti” giunti da un altro pianeta, essi bucarono, percossero ed aprirono le menti dei giovani al mondo della “musica della mente”, coadiuvati da immensa genialità abilmente scossa dall’acido L.S.D., creato inizialmente come arma di distruzione. Una generazione piena d’amore che voleva solamente essere riconosciuta e che pretendeva un mondo nuovo da abitare con meno ipocrisie e più verità. Jim Morrison forse stava cercando se stesso in quell’epocale 1971 a Parigi, mentre moriva silenziosamente in quella vasca da bagno di quell’appartamento al quarto piano di Rue de Beautreillis, oppure la sua fragile esistenza di performer-satanico e dissacratore era semplicemente entrata in rotta di collisione con il “Dio Denaro”, che muta tutti o quasi, e gioca a roulette russa con i puri e con i clown.

 

Sentieri bruciati e mai più ripercorsi, mondi fino ad allora inesplorati, come ad esempio quelli battuti da Syd Barrett e dai suoi Pink Foyd, modernisti folli e accattivanti dotati di fascino apocalittico, fautori dei piaceri oppiacei e menestrelli di tenebrose favole-ballate.

Cartine umane da decifrare con codici sempre nuovi, queste erano le rock star, creature fragili e onnipotenti, costellazioni e pianeti, buchi cosmici e ferite. La perdita della coscienza e lo scoprirsi non più bambini e dunque nudi li faceva cadere come foglie d’autunno. Il senso della vita in continua lotta con le fragilità di matrice freudiana, le religioni ed il Viaggio come Meta. Strane triangolazioni bagnate da venature profetiche, questa era la loro musica: intimista e strafottente, sconcia e sublime, provocatoria e colma di odio e amore. Vivere al massimo in qualunque situazione fu uno dei loro motti, ma l’amara verità fu la profezia: “nessuno uscirà vivo da qui!”

Ma la cosa che sempre sopravviverà sarà la loro musica onesta intrisa di dionisiaca bellezza!

 

 

di Valerio Del Vasto

~ di suburbiasounds su Giugno 22, 2008.

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