DISSONANZE 10-05-2008
Non riesco a resistere e mi reco al Palazzo dei Congressi anche stasera ma per una breve e meritata incursione.
A mezzanotte mi accingo in fretta a sedermi in Aula magna per la performance di Murcof, aka il messicano Fernando Corona.
Quella che mi accingo a descrivere è sicuramente una delle esperienze più interessanti del festival.
Trattasi ancora una volta di un esperimento che riguarda la dilatazione del suono, ma è sicuramente l’unico caso in cui questo riesce a raggiungere tali livelli di perfezione formale.
Nel luogo in cui l’ambient minimale incontra campionamenti di strumenti classici e del folklore andino e il glitch Murcof, coadiuvato da visual artists italiani, costruisce landscapes digitali che spaziano da costellazioni, mari in tempesta e spiagge, che si realizzano pienamente solo nei labirinti dell’emisfero percettivo del nostro cervello in una performance a tutto tondo.
La musica di Murcof in realtà si basa su un nuovo equilibrio tra suono e silenzio e su questa dicotomia che viene apparentemente a decadere in appoggio e sostentamento, essa trova il proprio cosmo(come si intitola del resto il suo ultimo progetto), quindi la propria armonia.
Luca Bartozzi

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