05-04-2008 TO KILL A PETTY BOURGEOISE@ Locanda Atlantide
Il live che sto per recensire non era segnalato da nessuna parte eccetto nel sito della stessa Locanda Atlantide e per qualche manifesto in giro per San Lorenzo. A testimoniarlo anche la sparuta audience presente, costituita essenzialmente da stampa e post-rockers attenti: non più di venti persone ad assistere al concerto. Eppure il live di cui sto per parlare è probabilmente il più interessante che si è registrato finora nel panorama romano nel corso del 2008, cominciato ormai da qualche mese. Probabilmente anche questo aspetto ha contribuito ad attribuire al concerto una peculiarità di live-culto ma oltre a questo c’è dell’altro, molto altro…
I To kill a petty bourgeoisie, statunitensi from Minneapolis, esordiscono nel 2006 con l’Ep ‘Retire early’, il debutto su lunga distanza avviene nel 2007 con ‘The patron’. La composizione live della band consiste di cinque elementi (voce, effetti elettronici, violino, basso e percussioni) ma la band è costituita normalmente dal duo Jenha Wilhelm (voce e polistrumentista) e Mark McGee (effetti elettronici e polistrumentista).
La musica dei To kill a petty bourgeoisie può essere etichettata come shoegaze per il suo flusso che vede opporsi l’elemento dream-pop melodico e cupo per il quale devono sicuramente molto ad un altro grande duo, i Cocteau twins, e l’elemento noise che in questo caso decostrusice la melodia distorcendola per poi sostituirvisi completamente fino alla base ritmica nella parte finale della canzone, a differenza di band come i Bloody Valentine in cui quest’ultimo elemento trova un’alternanza quasi simmetrica con il precedente in un equilibrio esprimibile nel binomio ritornello-strofa.
Ciò è tanto vero nel live quanto invece non lo è del tutto nell’album, di cui consiglio un attento ascolto per cogliere le sfumature trip-hop che avvicinano in qualche modo la band ai Portishead, il post-rock contaminato dal mondo digitale(Battles, Eluvium e Port Royal su tutti) piuttosto che i ritmi glitch che avvicinano il gruppo al panorama dell’elettronica sperimentale (Fennesz), la musica folk-tronica (Mùm) e lo space-pop (Flaming Lips).
Nonostante i pochi presenti il live non manca di entusiasmo che si manifesta soprattutto in un pezzo: la lunghissima ‘Man with a shovel’ in cui le atmosfere rarefatte della base ritmica si sfaldano per condursi verso un nuovo ordine. La voce di Jenha, che ricorda da una parte l’atonalità di Bjork e dall’altra la stridula neina di Kazu Makino dei Blonde Redhead, ha un ruolo simile a quello degli altri strumenti e ciò si evidenzia quando la voce assume le caratteristiche di un vero e proprio lamento che ricorda lo spezzarsi violento delle onde, collegandosi alla frammentazione degli stessi beat strumentali.
Tutto ciò accosta la musica dei To kill a petty bourgeouisie ad una sorta di rituale autolesionistico in cui il piacere di chi ascolta è strettamente legato alla consapevolezza che la melodia andrà dissolvendosi e che ‘la piccola borghesia’ che si è innestata in ognuno di noi si uccide lentamente ma con colpi ben assestati e decisi.
Luca Bartozzi
~ di suburbiasounds su Aprile 5, 2008.
Pubblicato in Live, Recensioni, musica
Tag: 5 Aprile 2008, dream pop, Locanda Atlantide, Luca bartozzi, man with a shovel, musica, post rock americano, post-rock, recensione, Roma, shoegaze, To Kill a petty bourgeoise


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