Intervista ad Alessandra Pompili

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Ludwig Van Beethoven è stato il protagonista della settimana della cultura: si è tenuto infatti, il 28 Marzo 2008 presso la Chiesa Evangelica Battista in Roma, un concerto monografico dedicato al grande compositore sponsorizzato dall’associazione musicale “Amici della musica di Roma” operante sotto la presidenza onoraria di Ennio Morricone. 

 

Il concerto, preceduto da una breve conferenza tenuta dalla giovane presidente dell’associazione Laura Ruzza, ha avuto come programma il Rondò op.51 n.2, la Sonata op.13 “Patetica”, la Sonata op.31 n.3 “La caccia” infine conclusosi con un bis del “Quaderno pianistico di Renzo”, opera del Maestro Calligaris, bis caratterizzato da un’accattivante interpretazione.

 

Interprete delle opere beethoveniane è stata Alessandra Pompili, una giovane pianista che ha fatto e fa parlare di sé nel panorama musicale nazionale e non: inizia giovanissima lo studio del pianoforte e determinante è stato l’incontro con il Maestro Sergio Calligaris con il quale non solo si diploma con il massimo dei voti presso il Conservatorio dell’Aquila “A.Casella” ma le fornisce un’interpretazione rigorosa facente capo sia alla scuola argentina che americana. Si è poi perfezionata con Arnaldo Graziosi e Marcella Crudeli sotto la cui guida ottiene il diploma di merito in una masterclass internazionale. Consegue poi il Brevet d’Enseignement con le felicitazioni della commissione ed una speciale nota di merito presso l’”Ecole Normale de Musique de Paris A.Cortot”. E’ stata ospite fissa presso “i concerti del Tempietto”  ed ha registrato un recital presso gli studi della Radio Vaticana trasmesso in un programma monografico a lei dedicato.

 

L’esecuzione è stata ricca di un’intensa partecipazione sia emotiva sia corporea della pianista all’ampia gamma sentimentale delle composizioni beethoveniane proposte durante il concerto: la tecnica pianistica passa in secondo piano, o meglio, la tecnica deve essere  e rimanere soltanto un mezzo, di fronte al rigore interpretativo, alla capacità di concentrazione e di immedesimazione nella partitura che possedeva la nostra pianista tanto da incantare il pubblico.

 

Ma per conoscerla più da vicino e svelare i suoi segreti Universytv le ha rivolto un’intervista:

  • Maestro, a quale età ha iniziato lo studio del pianoforte?

Intorno ai nove anni, è nato in maniera molto casuale poiché nella mia famiglia nessuno suona uno strumento musicale, semplicemente mia madre si era resa conto che a me piaceva ascoltare la musica classica quando la trasmettevano su Radio Tre, per cui ha pensato bene di farmi iniziare a studiare pianoforte, ma per gioco.

  • Durante il corso della sua formazione fondamentale è stato l’incontro con Sergio Calligaris che le ha fornito un’impostazione basata sul rigore della scuola argentina e americana. Secondo il suo parere, quali sono le differenze con la scuola italiana?

 

Innanzitutto è difficile parlare di una scuola italiana, perché non esiste una scuola italiana in senso globale come invece si può parlare di una scuola russa o una scuola americana. Quelle che sono le diverse scuole italiane sono basate per lo più su differenze tecniche e non su un approccio di tipo intellettuale. Mentre quello che il Maestro Calligaris ha dato a me non è tanto un impostazione tecnica, poiché lui ha un’impostazione completamente diversa, ma soprattutto un approccio di tipo intellettuale alla musica. Quindi si tratta di un paragone quello fra scuole italiane e scuole Sudamericane, soprattutto quella argentina, che non si può realmente fare perché si tratta di due concezioni completamente diverse.

 

  • In seguito si è perfezionata con Marcella Crudeli. Che cosa ne ha tratto da questa esperienza?

 

La Signora Crudeli è uno dei massimi pianisti italiani viventi, lei ha un approccio molto istintivo, molto libero nei confronti della musica, nei confronti del testo; e devo dire che soprattutto all’inizio per me non è stato particolarmente semplice dovermi adattare ad un tipo di formazione che non era il mio, in ogni caso la Signora Crudeli ha una carica di energia e di passione che riesce a trasmettere a tutti, credo che questa sia stata l’eredità che lei mi ha dato.

  • Questa sera eseguirà la Patetica e la Caccia di Beethoven. Vista la sua partecipazione a svariati Stages interpretativi qual è il sentire interpretativo beethoveniano?

Questo bisognerebbe chiederlo a Beethoven e non a me! L’idea che noi abbiamo della musica di Beethoven è quello di una musica quasi matematica, quasi calcolata, il che è vero; però noi possediamo poche notizie sul Beethoven interprete che ci vengono dal suo allievo Carl Czerny.

Secondo Czerny nel momento in cui Beethoven interpretava la propria musica lo faceva in maniera molto libera, facendo molti rallentandi, molti diminuendi, molti accelerandi, in un certo senso era molto più libero di come lo interpretiamo noi probabilmente! Al giorno d’oggi interpretare Beethoven in maniera diversa è una sfida che si possono permettere in pochissimi, la letteratura discografica di Beethoven è immensa,  quindi oggi giorno siamo ingabbiati all’interno di un certo tipo di interpretazione, specialmente per la “Patetica” che nelle sale viene spesso eseguita e si ha una certa idea su come venga interpretata ed anche il pubblico stesso si aspetta una certa interpretazione da questo brano proprio perché viene spesso eseguita! Quindi diventa quasi una sfida cercare di uscire dai clichè interpretativi di Beethoven, senza però fare qualcosa di sovversivo!

  • Di lei è stato scritto: “… tecnica ferrea, infallibilità nel tocco, grande capacità di autocontrollo, fraseggio chiaro e pulito.” Si riconosce in queste caratteristiche?

 

Quella fu una critica molto bella e lusinghiera ad un concerto particolarmente riuscito! Per cui spero non tanto di riconoscermici io ma spero che mi ci riconosca il pubblico in queste caratteristiche! Fra i miei maestri ho avuto Luigi D’Ascoli che fa parte della scuola di Vincenzo Vitale e la tecnica è molto importante, è il primo mezzo, ma deve rimanere sempre e soltanto un mezzo e credo che debba rimanere così per tutti.  

 

Ilaria Piacentini

 

~ di suburbiasounds su Marzo 28, 2008.

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