BAHNTIER @ Zoobar – Roma 26.01.2008

 

Il clima è di quelli più bastardi, la gente indaga il sabato sera e io mi vado a vedere in bici il concerto di un gruppo sconosciuto e che fino alla fine del concerto non ricordavo nemmeno come si chiamassero: i Bahntier. Attaccano dopo un po’ con una devastante drum-machine che ha il sapore inacidito, dal retrogusto teknologic.

 

Il synthetizer-man ci accerta delle sue abilità. Il suo mind-body-touch è tutto insieme ciò che è post-taylorista e dunque attuale, pop. Se non bastasse, c’è anche la batteria dal vivo, però a dire il vero, lui (il batterista) sembra la macchina, mentre la drum-machine si anima divenendo biologica.

Non sbaglia un colpo lui, sempre incisivo e sempre tempestivo; il suo muoversi senza fronzoli dà risalto a tutta l’influenza che un piccoletto coi baffi ha trasmesso cinquant’ anni or sono.

Arriva poi il body-artista-cantante, un tipo alla Andrew WK, capelli lunghi, biondi e untissimi. I suoi movimenti non sono affatto naturali, ma efficacissimi ad esprimere e ad imprimere quel tocco MECC(ANICO-)ANIMALISTA che li anima. Gli effetti con cui il pedale cerca di trattare la sua voce a quanto pare hanno viaggiato assieme ai cyber-cowboys,

Sempre nelle linee estreme, decidono di offrire una portata musicale di grande spessore, senza bisogno di spettacolarizzare nulla; e se anche cercassero di spettacolarizzare un qualcosa, si adoperano rifacendosi a una certa corrente cinematografica (e non solo) underground che imperversava nell’ ”a”merica delle Peyton Lane e nelle Pittsburgh (tanto per fare un nome!); quanto più vicino a John Waters proprio non si poteva: Mondo Trasho.

Tutta una questione di fenicotteri rosa anche se i Bahntier sono nero metallico che luccica e non esita ad infierire colpi mortali alle orecchie degli avventori. Attuali.

 

 

Armando De Paola

~ di suburbiasounds su Gennaio 26, 2008.

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